COMPAGNO MITRA
Gianfranco Stella

Con il libro COMPAGNO MITRA hanno nome e volto quei partigiani che uccisero nemici politici e innocenti padri di famiglia a sangue freddo proseguendo impuniti per mesi e mesi dopo il 25 aprile 1945, alcuni degli episodi descritti erano noti ma il merito dell'autore Gianfranco Stella è stato quello di rendere noti i nomi dei singoli killer, così è giusto chiamarli, o delle bande criminali che si macchiarono di efferati delitti a sangue freddo agendo sotto la protezione del PCI sfuggendo del tutto alla Legge o cavandosela con pochi anni di carcere..
Sicuramente un libro non facile, soprattutto un libro scomodo soprattutto per coloro che ad oltre 70 anni da allora ancora negano le atrocità dei cosiddetti partigiani ed ancora beneficiano di corpo si contributi statali, e per questo che in alcune località come Reggio Emilia quattro gatti dell’anpi capeggiati dal sindaco si sono riuniti contestualmente alla presentazione del libro per inscenare una squallida protesta.



LA LUNGA TRINCEA
Luca Girotto

Cima di Vezzena, catena dei Lagorai, Panarotta, Frawort, Cima d’Asta, monte Cauriol: nomi noti oggi forse più agli escursionisti che agli appassionati di storia. Eppure, esattamente ottant’anni orsono, anche su queste montagne fanti, alpini, Standschützen, Landsturmern e Landschützen iniziarono a combattersi in una lotta senza quartiere destinata a protrarsi per oltre trenta mesi.
Questo libro fornisce al lettore un resoconto dettagliato e completo circa le operazioni militari svoltesi dal 1915 al 1918 tra la Valsugana e la val di Fiemme. Partendo dalla cauta avanzata italiana nelle prime settimane di guerra e dalla singolare vicenda dei paesi della bassa Valsugana, presi tra due fuochi nell’estate del ‘15, vengono rievocati gli scontri iniziali ed il primo duro inverno di guerra.
L’“aprile di sangue” sulle pendici del Panarotta fa poi da preludio ai grandi scontri della “spedizione punitiva” austriaca, analizzata in dettaglio per la parte relativa al territorio sotto esame. Le controffensive italiane della seconda metà del ’16 e la relativa stasi della prima metà del 1917, nonchè il disastroso inverno ’16-’17, trovano ampia documentazione assieme all’episodio di Carzano, definito una volta per tutte nei fatti e nelle sue reali prospettive. Viene infine studiata per la prima volta la poco conosciuta vicenda del “gruppo di copertura” italiano incaricato di coprire l’evacuazione delle linee della Valsugana e dei Lagorai dopo la rotta di Caporetto.
La battaglia per le opere corazzate di cima Campo e cima Lan, il ruolo dei forti di Primolano e l’avanzata austriaca fino alle falde del Grappa sono finalmente raccolti in un quadro d’insieme basato sulla documentazione storica delle due parti in lotta. I diari di alcuni combattenti italiani ed austriaci, le preziose testimonianze dei pochissimi reduci ancora viventi, numerose cartine e fotografie attuali e d’epoca permettono al lettore di orientarsi sul terreno del conflitto e di utilizzare il libro anche come guida storica per una visita documentata di questi dimenticati campi di battaglia.



LE BUGIE DI CAPORETTO, LA FINE DELLA MEMORIA DANNATA
Paolo Gaspari

Innumerevoli i testi in commercio che parlano di Caporetto, Paolo Gaspari ha il merito, dopo anni di ricerche, di avere redatto un testo lucido e documentato …un’opera definitiva sui fatti di Caporetto. Caporetto un tragico evento, il solo nome evoca un incubo, troppe interpretazioni al limite del romanzo, troppe testimonianze non provate si sono succedute negli anni, la ricerca di Gaspari fa’ luce su quei giorni bui interpretando correttamente i fatti, cancellando le bugie delle ragioni politiche della disfatta, dell famoso “sciopero militare”, vengono analizzate le ragioni che portarono al ripiegamento sul Piave, Caporetto non fù l’unico episodio, vi furono innumerevoli battaglie in quei tragici giorni ed il libro le illustra con dovizia quando le truppe dell’impero asburgico vennero rinforzate dai moderni e ben armati reparti del Secondo Reich tra i quali militava la futura volpe del deserto, l’allora giovane tenente Erwin Rommel.
Altro merito dell’autore è quello per la prima volta rispetto al passato di avere consultato ed utilizzato le testimonianze dei soldati reduci dalla prigionia (furono oltre 800.000 i prigionieri italiani), i dati sono stati tratti dall’Ufficio Storico Esercito dove sono conservati i memoriali di oltre 15.000 ufficiali che furono fatti prigionieri, queste fonti rivelano i disperati combattimenti dei soldati lungo la ritirata, ben tre battaglie furono ingaggiate nei quindici giorni che trascorsero da Caporetto alla linea difensiva sul Piave, in queste battaglie i soldati italiani si distinsero pure nella sconfitta combattendo con onore ed eroismo pagando gli errori del capo di stato maggiore Cadorna, stato maggiore che non credeva nei propri uomini e fucilava per nulla i soldati contadini.
L’autore svela ciò che fu’ realmente la disfatta di Caporetto dimostrando come la responsabilità fu’ dei comandanti e non dei soldati, soprattutto di Cadorna che non volle assumersi le proprie colpe e scaricò sui subalterni scrivendo sul Bollettino del 28 ottobre: “…..vilmente ritiratisi senza combattere o ignominiosamente arresisi al nemico …”. Ma chi suggerì quelle tremende parole a Cadorna?.